I progressi e gli ostacoli della COP29
Nuovi traguardi tecnologici contro barriere politiche e finanziarie
La Conference of Parties (COP) è il principale forum globale per affrontare i cambiamenti climatici e riunisce ogni anno 197 Paesi e l’Unione Europea per stabilire impegni concreti nella riduzione delle emissioni di gas serra. La COP, istituita dopo il Summit della Terra di Rio de Janeiro del 1992, è stata il motore di accordi fondamentali come il Protocollo di Kyoto e l’Accordo di Parigi, che puntano a contenere l’aumento delle temperature globali entro 1,5°C.
La COP29 di Baku
Nel novembre 2024, la COP29 si è svolta a Baku, in Azerbaijan, e ha posto l’accento su due pilastri strategici.
  • Migliorare l’ambizione: ogni Paese è stato chiamato a presentare piani nazionali ambiziosi e trasparenti, con l'obiettivo di incrementare gli sforzi per ridurre le emissioni.
  • Consentire l’azione: la mobilitazione di risorse finanziarie è stata identificata come elemento chiave per tradurre gli impegni in risultati concreti. Questo include il sostegno alle strategie di adattamento, mitigazione e la gestione delle perdite causate dai cambiamenti climatici.
Un obiettivo chiave della COP29 è stato rafforzare il New Collective Quantified Goal*, che mira ad aumentare i finanziamenti dai Paesi ricchi a quelli in via di sviluppo da 100 miliardi a 300 miliardi di dollari entro il 2035.

*NCQG: un nuovo obiettivo quantitativo di finanza climatica a beneficio dei paesi del Sud Globale.
L’Unione Europea
L’Unione Europea si è posta come leader nella lotta ai cambiamenti climatici, con una visione ambiziosa ancorata nel Green Deal Europeo e nella Legge sul Clima. Tra gli obiettivi principali:
  • Ridurre le emissioni nette di gas serra del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990;
  • Raggiungere la neutralità climatica entro il 2050;
  • Ridurre le emissioni del 90% entro il 2040, in linea con le raccomandazioni scientifiche.
Per sostenere questi traguardi, l’UE ha avviato iniziative come il Clean Industrial Deal, che mira a decarbonizzare l’industria, creare nuovi posti di lavoro e garantire un accesso sicuro a risorse energetiche sostenibili. Inoltre, l’Unione sta lavorando per rafforzare i suoi sistemi di scambio delle emissioni (ETS), che includeranno settori come trasporti e edifici, e promuovere infrastrutture per veicoli a zero emissioni entro il 2035.
Gli ostacoli alla transizione Climatica
La COP29 ha mostrato progressi tecnologici significativi, come il lancio di satelliti per il monitoraggio delle emissioni di metano da parte di Carbon Mapper e MethaneSAT. Questi strumenti consentono di individuare le fonti di emissione su scala globale, rendendo più trasparenti i dati sul metano, uno dei principali gas serra.

Nonostante questi promettenti sviluppi tecnologici, gli ostacoli alla transizione climatica rimangono molteplici e complessi. Uno dei principali è il finanziamento delle azioni climatiche, con i Paesi ricchi chiamati a sostenere finanziariamente quelli più vulnerabili. Tuttavia, persistono divergenze su questioni cruciali, come il bilanciamento tra sovvenzioni e prestiti e la definizione di chi debba contribuire maggiormente, un dibattito che coinvolge anche grandi emettitori come Cina e India.

Un’altra sfida è rappresentata dall’armonizzazione dei mercati del carbonio. Mentre l’UE ha implementato un sistema avanzato di scambio delle emissioni, altri Paesi, come il Brasile, sono ancora in fase di sviluppo dei loro schemi, complicando l'interazione tra mercati nazionali e internazionali.

Eventi recenti, come il ritiro degli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi durante l’amministrazione Trump, dimostrano quanto le scelte politiche possano influenzare negativamente gli investimenti verdi e rallentare la transizione climatica.

A ciò si aggiungono le difficoltà strutturali interne a molti Paesi, che spesso mancano di infrastrutture adeguate, e la necessità di superare barriere culturali ed economiche per implementare tecnologie verdi su larga scala. Questa combinazione di fattori rende il percorso verso la sostenibilità complesso e costoso, ma non impossibile.
Un bivio globale: Speranza o Disperazione?
Di fronte ai dati allarmanti sul riscaldamento globale e agli impatti già visibili, la domanda è inevitabile: quanto è grave la situazione? È questa l’ultima opportunità per evitare una catastrofe climatica, o il punto di non ritorno è già stato superato?

In Regg3 abbiamo avuto modo di confrontarci con Domenico Vito, membro del nostro team nonché osservatore ufficiale della COP, che ha partecipato ai negoziati di Baku e che presenzierà alla prossima conferenza di Belém. Le sue considerazioni evidenziano sia i nodi critici ancora irrisolti sia le sfide che attendono la comunità internazionale nei prossimi mesi.

La COP29 di Baku ha segnato un momento cruciale per la finanza climatica e la cooperazione internazionale, ma ha anche evidenziato le profonde divisioni tra le nazioni. Il New Collective Quantified Goal (NCQG) avrebbe dovuto definire un impegno chiaro per sostenere i Paesi più vulnerabili. Tuttavia, i negoziati si sono arenati su quanto finanziare, chi deve contribuire e in che forma, portando a un accordo al ribasso che non soddisfa né i Paesi in via di sviluppo né quelli occidentali.

Un altro nodo irrisolto è stato l’Articolo 6 dell’Accordo di Parigi, che regola la cooperazione internazionale sui mercati del carbonio. La mancanza di una convergenza tra le parti ha reso difficile trasformare questo meccanismo in un sistema efficace per ridurre le emissioni globali.

Guardando alla COP30 di Belém, la conferenza si svolgerà in un contesto geopolitico ancora più complesso. L’uscita annunciata degli USA dall’Accordo di Parigi potrebbe creare un vuoto finanziario stimato in 1 trilione di dollari all’anno, ponendo ulteriori ostacoli alla transizione climatica. Questo scenario rende ancora più urgente una revisione del NCQG, affinché il finanziamento climatico diventi realmente efficace.

Oltre alla questione finanziaria, la COP30 sarà un banco di prova per il concetto di responsabilità condivisa, in un mondo in cui i cambiamenti climatici non conoscono confini. Trovare un equilibrio tra interessi nazionali e obiettivi globali sarà una sfida cruciale, soprattutto in un’epoca in cui la politica internazionale è sempre più frammentata.

La COP30 rappresenterà, dunque, un bivio per la governance climatica globale: riusciremo a superare i conflitti e a costruire un modello di cooperazione più efficace, o continueremo a rimandare soluzioni fondamentali per il futuro del pianeta?
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