Di fronte ai dati
allarmanti sul riscaldamento globale e agli impatti già visibili, la domanda è inevitabile: quanto è grave la situazione? È questa l’ultima opportunità per evitare una catastrofe climatica, o il punto di non ritorno è già stato superato?
In
Regg3 abbiamo avuto modo di confrontarci con
Domenico Vito, membro del nostro team nonché osservatore ufficiale della COP, che ha partecipato ai negoziati di Baku e che presenzierà alla prossima conferenza di Belém. Le sue considerazioni evidenziano sia i nodi critici ancora irrisolti sia le sfide che attendono la comunità internazionale nei prossimi mesi.
La COP29 di Baku ha segnato un momento cruciale per la finanza climatica e la cooperazione internazionale, ma ha anche evidenziato le profonde divisioni tra le nazioni. Il
New Collective Quantified Goal (NCQG) avrebbe dovuto definire un impegno chiaro per sostenere i Paesi più vulnerabili. Tuttavia, i negoziati si sono arenati su quanto finanziare, chi deve contribuire e in che forma, portando a un accordo al ribasso che non soddisfa né i Paesi in via di sviluppo né quelli occidentali.
Un altro nodo irrisolto è stato l’Articolo 6 dell’Accordo di Parigi, che regola la cooperazione internazionale sui mercati del carbonio. La mancanza di una convergenza tra le parti ha reso difficile trasformare questo meccanismo in un sistema efficace per ridurre le emissioni globali.
Guardando alla COP30 di Belém, la conferenza si svolgerà in un contesto geopolitico ancora più complesso. L’uscita annunciata degli USA dall’Accordo di Parigi potrebbe creare un vuoto finanziario stimato in 1 trilione di dollari all’anno, ponendo ulteriori ostacoli alla transizione climatica. Questo scenario rende ancora più urgente una revisione del NCQG, affinché il finanziamento climatico diventi realmente efficace.
Oltre alla questione finanziaria, la COP30 sarà un banco di prova per il concetto di responsabilità condivisa, in un mondo in cui i cambiamenti climatici non conoscono confini. Trovare un equilibrio tra interessi nazionali e obiettivi globali sarà una sfida cruciale, soprattutto in un’epoca in cui la politica internazionale è sempre più frammentata.
La COP30 rappresenterà, dunque, un bivio per la governance climatica globale: riusciremo a superare i conflitti e a costruire un modello di cooperazione più efficace, o continueremo a rimandare soluzioni fondamentali per il futuro del pianeta?